Il sorteggio che ha definito ieri gli accoppiamenti per gli ottavi di finale di Champions League è stato amaro per un tifoso dell'Inter che ha provato l'adrenalina di due finali nelle ultime tre stagioni. Uscire ai playoff con il Bodo/Glimt, alla sua prima partecipazione nella massima competizione continentale e capace di segnare ben cinque gol in due partite alla squadra che sta dominando il campionato italiano, non può passare come il male minore perchè così, liberatisi dell'impegno europeo, non si rischierebbe di non vincere nulla come l'anno scorso. Discorso, questo, che sa di ridimensionamento mentale per un club che invece, proprio per il cammino nell'Europa che conta, era tornato a essere appetibile anche per quei giocatori che per soldi e prestigio sono portati a preferire altri lidi, lontani dal povero calcio italiano che a livello di club dominava una ventina d'anni fa.
L'Inter, grazie a un gruppo di granito e a una feroce voglia di superare i propri limiti nei confronti di avversari oggettivamente più forti come ad esempio Bayern Monaco e Barcellona, aveva rappresentato una splendida eccezione, nonostante mercati a saldo zero dettati dalla necessità di far quadrare il bilancio. Ma questa volta non è andata come sperato. Dopo lo scivolone di Bodo, che poteva capitare anche per le indubbie difficolà ambientali, di fronte ai settantamila di San Siro è mancata quella determinazione necessaria a centrare una rimonta che era ampiamente nei pronostici. È vero che lo splendido scudetto conquistato due anni fa, sinonimo di doppia stella, è arrivato dopo l'eliminazione agli ottavi contro l'Atletico Madrid. Ma un conto è perdere ai rigori contro una squadra come quella di Simeone, altra storia la triste modalità del ko contro i baldi norvegesi che ora hanno la concreta possibilità di stupire ancora affrontando lo Sporting Lisbona. Con l'aggravante che i nerazzurri, primi in campionato con dieci punti di vantaggio sulla seconda a dodici giornate dalla fine, avevano nelle corde la possibilità di gestire senza troppi patemi anche la disputa di un doppio ottavo di finale di Champions League. Ma ormai è andata e allora testa ad un campionato che, questa volta, non deve sfuggire e alle semifinali di Coppa Italia contro il Como.
Stigmatizzato, come giusto, il flop europeo, guai però ora a legittimare chi tenti in modo patetico di sminuire la cavalcata della squadra di Cristian Chivu nel torneo nazionale. Una certa narrazione anti-Inter sta cercando di convincere che i nerazzurri abbiano dieci punti di vantaggio sulla seconda e quattordici su chi ha lo scudetto sul petto solo perché sono stati gli altri a fallire. Il Milan non avrebbe la rosa adeguata e il Napoli sarebbe stato fatto fuori dagli infortuni e dagli errori arbitrali. Ma lor signori fanno finta di dimenticare che l'Inter, pur con quattro sconfitte sul groppone, ha vinto ventuno partite sulle ventisei disputate finora. E questi risultati sono stati conseguiti senza un pezzo da novanta come Denzel Dumfries, che si è rivisto in campo dopo oltre tre mesi solo nel finale della gara di martedì scorso. Per non parlare delle assenze di Calhanoglu e dello stesso Lautaro Martinez. Chissà come sarebbe andata nel ritorno contro il Bodo con il Toro in campo.
Ma con i se e con i ma non si fa la storia, la storia la fanno i fatti e i fatti dicono che la Beneamata, data per morta dopo la finale di Monaco di Baviera, sia brillantemente al comando del campionato italiano. E l'eventuale scudetto non potrà mai essere minimizzato, perché frutto di una maratona che dura trentotto giornate. I fatti però dicono anche che, nonostante il cospicuo vantaggio, l'Inter non abbia nessuna possibilità di rilassarsi, perché il cammino è ancora lungo e un derby è alle porte. Ma intanto questa sera a Milano si gioca l'ennesima partita chiave. Inter-Genoa vale tre punti fondamentali per mantenere le giuste distanze e per archiviare definitivamente la delusione europea. San Siro faccia, come sempre, la sua parte. Obiettivo, ventunesimo. Alla faccia di chi si impegna a minimizzare.
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